venerdì, 14 settembre 2007
Macerata, lì 14 Settembre 2007
A Piergiorgio Welby vennero negati i funerali cattolici, perché aveva candidamente espresso la volontà di morire, di terminare una vita che non sentiva più sua. Il Vaticano ha compiuto una scelta di per sè coerente e legittima, negandogli i funerali. Dimostrando forse uno scarso spirito alla cristiana comprensione, perdono del peccato, vicinanza ai deboli di spirito (perché così veniva etichettato Welby, un depresso che era nel tunnel e non sapeva ciò che facesse).
Sarebbe stato altrettanto coerente e doveroso vietare i funerali di Pavarotti nella Cattedrale di Modena, perché era di fatto un uomo sposato, con prole, che poi ha divorziato ed ha insistito nella sua eresia risposandosi e figliando di nuovo. Ma se uno canta ed ha una voce magnifica, certe cose si possono perdonare. E poi vuoi mettere, col Premier dc, Carla Fracci e Kofi Annan, un posticino bisognava pur trovarglielo. I miei funerali li vorrei nel giardino di casa a Numana, sotto le querce. Morissi d'estate sarebbe bellissimo, col vento e il Conero vicini.
sabato, 08 settembre 2007
Macerata, lì 8 Settembre 2007
La destra italiana e Bin Laden hanno molto in comune. Bin Laden è integralista, reazionario, incapace di distinguere potere religioso e potere dello stato. La destra italiana è integralista, reazionaria, xenofoba, capace forse di distinguere il potere dello stato da quello religioso, incapace però di vedere chi, tra i propri membri, è un prete e chi no. Ma c'è un passo del nuovo video di Bin Laden che mi fa sorridere: quello in cui invita gli occidentali ad "abbracciade l'Islam, dove non ci sono tasse".
Quanti miliardi spesi per farlo uscire allo scoperto, quante vite innocenti spezzate. Guerra, bombardamenti, stupri... sarebbe bastato mandare lì Visco e Padoa Schioppa!
Vuoi vedere che il presidente operaio, dopo quest'uscita dello sceicco del terrore, dichiarerà che è sempre stato un supporter di Bin Laden ed anche lui è segretamente musulmano?
martedì, 04 settembre 2007
Macerata, lì 4 Settembre 2007
Vorrei scrivere qualcosa di sensato, per esempio lodare le iniziative di Amato per contrastare la piccola criminalità (lavavetri e mendicanti, evitare che gli imputati possano circolare a piede libero quando sono in attesa di processo) e la grande criminalità (confisca dei beni immediata per le persone accusate di reati a stampo mafioso, associazione mafiosa, ecc...)
Però non mi sento molto di farlo. Ieri notte mi sono vomitato l'anima, avevo una ventina di pulsazioni in meno rispetto al mio standard, vertigini, visuale rallentata, come se ci fossero delle luci stroboscopiche da discoteca.
E pensare che c'è gente che spende miliardi per drogarsi ed avere gli stessi sintomi! Meglio riderci su!Ma perché sempre e dico sempre ad agosto/settembre o comunque quando sono in ferie?
sabato, 01 settembre 2007
Macerata, lì 1 Settembre 2007
I giovani cosiddetti "no-global", appartenenti per lo più a centri sociali e correnti di pensiero di ispirazione socialista, con sfaccettature molteplici (radical-socialiste, comuniste, soacialdemocratiche, ecologiche fino ad arrivare alle frange più "estreme" ed ortodosse) non mi piacciono.
Non perché non nè condivida le idee, che in larga parte accetto, ma perché rappresentano l'afasia di un movimento giovanile occidentale che non ha saputo e non sa superare i "miti", ormai quasi cinquantennali, del 1968, della rivoluzione culturale e dei costumi, addirittura della "lotta di classe". Possibile che non si rendano conto di essere facile bersaglio di strumentalizzazioni che nuocciono solamente alla loro causa? Che senso ha inneggiare al proletariato quando il proletariato non esiste più? La nuova classe operaia è rappresentata dai ricercatori universitari che prendono 800 euro mensili quando capita, dai lavoratori a progetto, dai lavoratori atipici, dai lavoratori che "occasionalmente" prestano servizio. La classe operaia ora è divisa, e non è possibile sperare in un movimento unito di popolo, semplicemente perché un precario si può "far fuori" benissimo, perché ci sarà sicuramente un altro giovane neolaureato che con la sua laurea, ormai lo ha capito, ci farà ben poco.
E allora basta con questo conformismo. Non ho mai sentito una proposta concretamente realizzabile nel mondo di internet e delle guerre via satellite da parte di queste persone, purtroppo. Critiche tante, idee zero. Il conformismo di pensiero, che a destra è principalmente rappresentato dall'idea di vivere in un regime dispotico, la cui principale ambizione è di aumentare le tasse per tartassare i cittadini, vale a sinistra per i messaggi contro il capitalismo, la guerra, l'amministrazione repubblicana negli Stati Uniti d'America.
Questi ragazzi, miei coetanei per lo più, che non vogliono la globalizzazione il più delle volte NON sanno di cosa stanno parlando.
NON vogliono la globalizzazione, ma usano soprattutto mezzi della globalizzazione per comunciare il proprio disagio (ad esempio l'ormai nota iniziativa V-DAY di Beppe Grillo è nata, cresciuta e sviluppata solamente tramite internet; oppure, i social forum presenti in rete).
NON vogliono la globalizzazione, ma di fatto estendono il proprio pensiero come fosse una categoria assoluta in modo totalizzante e "globalizzante", creando appunto conformismo e conformità di pensiero, principale effetto della globalizzazione stessa. Mi dispiace, ma sono dell'idea che le idee uguali e soprattutto assolute di una massa siano più pericolose di migliaia delle bottigliette di Coca Cola a Washington o Malindi.
Tale conformismo e conformità si riflette non solo nel pensiero, ma anche nelle azioni, nel modo di vestire, nella formazione culturale. Invece di centomila impiegati in giacca e cravatta, troviamo centomila ragazzi con i capelli lunghi e qualche piercing. Ci sono eccezioni, certo, ma questo è il messaggio che passa. E far finta che non sia così è un errore da non commettere.
Che senso ha continuare ad urlare slogan come "dieci, cento, mille Nassirya" e sventolare la bandiera della Pace? Si sa che, ineffabilmente, l'opinione pubblica e i media punteranno il dito contro questi "nemici" della patria, persone antisistema e via dicendo, il tutto condito con retorica xenofoba e reazionaria.
Le principali iniziative dei centri sociali, intendo iniziative "aperte al pubblico", di solito sono concerti, dibattiti, visioni di film-documentari a volte sconosciuti ai più. Il che potrebbe essere interessante, ma
1) il pubblico è per il 90% composto da gente antiglobal che però pensa in modo identico e globalizzato
2) ne consegue che anche il dibattito sia piuttosto sterile
I No-Global sono il migliore regalo che la Chiesa, i benpensanti, i conservatori e Berlusconi potessero avere. Spesso sono il segno di una contraddizione in termini, di un movimento che resterà per sempre tale e non potrà mai evolvere. E così si lascia, ancora una volta, campo libero a dei contenitori vuoti come i "circoli della libertà" di Forza Italia.
Che sono, appunto, contenitori vuoti dove sguazzano persone certamente accomunate da un medesimo sentire ed un identico pensiero; però si presentano molto meglio al pubblico, che preferisce chi dice di abbassare le tasse a chi spera nella morte dei carabinieri.
I No-Global sono la sintesi dei giovani sinistra secondo la vulgata; gente che dice sempre di no (no-global, no-war, no-tav, no-pav, no-dal molin....), che odia la patria, che spacca vetrine. Ma in un paese dove l'economia la spiegano Tremonti e Brunetta, dove nel preserale, al posto di Enzo Biagi ci sono Amadeus e Pupo, bisognava proprio fare un altro regalo di questa portata a Berlusconi e soci?
P.S. invito chi fosse interessato a replicare, scrivendomi, contattandomi tramite Splinder (basta che clicchiate su CONTATTAMI, primo dei bottoni, e mi inviate un messaggio privato). Sarò felice di poter pubblicare post ed articoli di altre persone, anche discordanti dal mio pensiero per aprire un dibattito, una riflessione..insomma, come li chiamo io, (S)punti di vista!
A presto
Filippo
giovedì, 30 agosto 2007
Macerata, lì 30 Agosto 2007
L'intervento celere della polizia e carabinieri a San Luca, che ha portato ai fermi di oltre 40 persone, mi fa pensare. Mi fa pensare, perché mi chiedo quante situazioni come, come San Luca, esistano in Italia. Mi fa pensare che, d'improvviso, nella terra della Locride dove sono i fichi d'india gli esseri più loquaci, si siano trovati mandanti, complici, killer. Addirittura 3 nascosti in un bunker che urlavano "non sparate, ci arrendiamo".
Ovviamente tanto di guadagnato: ma come si spiega tanta alacre solerzia? Non vorrei pensare che, la figuraccia rimediata dall'Italia a livello internazionale dopo la strage di Duisburg, abbia "dato una mano". Perché i morti di Napoli che restano a Napoli quasi non fanno più notizia, mentre bastano pochi giorni per stroncare le due cosche responsabili dei morti in terra straniera? Non vorrei pensarlo, ma lo penso.
martedì, 28 agosto 2007
Macerata, lì 28 Agosto 2007
Personalmente ho sempre considerato il fatto di poter pagare le tasse un privilegio. Pagare le tasse significa contribuire con il proprio lavoro, i propri sforzi e la propria pecunia ad avere ospedali più o meno funzionanti, una scuola più o meno decente, canadair che spengono le migliaia di incendi che ogni anno interessano il Bel Paese.
Sembra però che questa posizione sia minoritaria. Il dibattito politico è fermo sul fatto che troppe tasse siano ingiuste e lesive della libertà dei cittadini, per questo si propugnano scioperi fiscali, rivolte, marce su Roma con i fucili.
Il problema fondamentale - ma questo ce lo insegna la microeconomia - è che, senza un'educazione alle tasse, si rischia appunto di rimanere con un sanità monca, strade dissestate, scuole a pezzi. Ma questa non è una novità, è un comportamento noto come quello del "Free-rider"; preferisco avere un servizio, come l'illuminazione pubblica delle strade, ma preferisco ancor di più che siano gli altri a pagarlo. In scena è il solito teatro dei burattini; l'incazzatura per l'aumento della tassazione e dei controlli mista all'inebriante sensazione di sfidare un esecutivo descritto come "regime". E la gente ci crede pure.
In Italia una percentuale irrisoria di contribuenti dichiara redditi superiori a 100.000 Euro. Se ne è accorto perfino Montezemolo e speriamo che questa sia la volta buona che anche in Confindustria capiscano che forse è ora di smettere di piangersi addosso.
E' angosciante, più che ridicolo, leggere le dichiarazioni dei redditi dei metalmeccanici due volte superiori a quelle di notai, avvocati, gioiellieri. La gara per il più furbo, propria di un'italica mentalità, alla lunga non conviene.
Io avrei voluto che qualcuno, oltre alla mia famiglia, mi avesse spiegato perché bisogna pagare le tasse. La scuola è ferma ad Euclide e da lì non si sposta. La televisione propone modelli interessanti; si arriva a dire che le tasse sono una decisione squisitamente politica, non economica, perché "meno tasse ci sono, più il mercato va". Niente, anche qui siamo rimasti al liberismo ottocentesco. Il guaio è che certe dichiarazioni le rilascia Antonio Catricalà, Presidente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ad una signorina svestita affetta da un evidente caso di ipertrofia mammaria. Bravo Catricalà, viva il mercato, nel Paese dove sono sempre gli stessi tre a fare, ordinare e disfare, dove la concorrenza è morta per definizione, dove la benzina costa tanto non perché c'è un cartello delle più grandi multinazionali al mondo del petrolio, ma perché i consumatori sono "pigri e non hanno pazienza di cercare il prezzo più basso alla pompa". Dove aprire un conto in banca, fare qualche versamento e qualche prelievo, per poi chiuderlo ti può costare anche centinaia di euro.
Bisognerebbe spiegarlo a Catricalà. O, al limite, fargli un disegnino.
"La libertà di non pagare le tasse" significa "La libertà di non aver nessun servizio, nessuna garanzia, nessuna pensione". "La libertà di non pagare le tasse" credo sia uno dei livelli più sublimi della demagogia. Ma a governare con i colpi della demagogia si è visto cosa succede. Succede che l'avanzo primario di Visco ce lo siamo mangiati in due anni, e da lì in poi abbiamo fatto debiti ancora più grandi. Non sono un'economista, ma i livelli di ordinativi e di produzione industriale a zero non penso siano stati un toccasana nemmeno per gli amici di Confindustria. Non sono un economista, ma penso che nel 2005 siamo stati l'unico Paese tra quelli maggiormente industrializzati in RECESSIONE, con il Pil che segnava - 0,1 %.
2000 3,6 - centrosinistra
2001 1,8 - centrosinistra, poi centrodestra
2002 0,4 - centrodestra
2003 0,3 - centrodestra
2004 1,2 - centrodestra
2005 -0,1 - centrodestra
2006 2,2 - centrosinistra
2007 2 (stima)
Questi sono i valori Eurostat. Sarebbe ora che la nostra vanitosa borghesia, illuminata purtroppo solo dalle lampade abbronzanti dei centri estetici, pensasse a qualcosa di diverso dall'evadere il fisco e sfruttare la manodopera (giova ricordare che le nostre fabbriche producono per la stragrande maggioranza nell'Est Europeo, Cina e Sud Est Asiatico) . Per esempio ridurre i costi tramite la ricerca, sviluppo, logistica. Non serve inventarsi il teletrasporto, ma pensare, nel 2007, a qualcosa di diverso dai camion di cinquant'anni fa per il trasporto delle merci, visto che si spende più per studiare il confezionamento ottimale delle merendine invece di interessarsi su COME le merendine arrivano a destinazione. Ma è difficile se lasci la scuola a 13 anni per andare in fabbrica, se non hai avuto la fortuna di capire perché pagare le tasse è un privilegio, se non capisci che con gli slogan puoi vendere molto fumo che, prima o poi, si dissolverà.
domenica, 26 agosto 2007
Macerata, lì 27 Agosto 2007
Questo Blog rappresenta un nuovo inizio. Voglio cominciare a realizzare un po' di progetti che ho in mente, e questo è solo il primo passo. Questo blog non vuole essere solamente un contenitore dei miei pensieri, dei miei problemi, di quello che mi succede. Vuole essere soprattutto un contenitore di riflessioni, spunti, ragionamenti. E siccome penso che, in questo caso, il motto "più facile a dirsi che a farsi" cada a fagiuolo, voglio partire con alcune considerazioni.
Chi mi conosce sa che sono una persona dalle contraddizioni mica da poco. La mia morbosa attrazione per il mondo della Diplomazia, della contrattazione, del cerimoniale e dell'etichetta si scontra con un'indole sanguigna, "fumantina" per usare un termine adottato con successo dalla letteratura calcistica. Amo inziare cento cose ma completo solo quelle che amo davvero (o che sono obbligato ad amare), il che rende problematico delle semplici operazioni come quelle di scrivere sul blog. Studiando fuori di casa e senza disporre di un collegamento ad internet, poi, è praticamente impossibile aggiornare periodicamente Utopia, ma ci proverò finché sarò in grado.
Grazie per la pazienza,
Filippo